A soli 26 anni ha scelto di dedicarsi all’agricoltura, rilevando l’azienda dei nonni e trasformando una passione coltivata fin da bambino nel proprio lavoro. È la storia di Enrico Fabbro, giovane imprenditore agricolo di Magnano in Riviera, titolare dell’azienda agricola che ha sede a Silvella di San Vito di Fagagna.
Una scelta tutt’altro che scontata per un ragazzo della sua generazione, che Enrico ha però vissuto come una naturale prosecuzione della propria storia familiare. “La tiere e scuen jessi tignude di cont”, ovvero la terra deve essere curata e rispettata: è questo il principio che guida il suo modo di fare agricoltura e la sua idea di sostenibilità. Nel 2018, appena raggiunta la maggiore età, Enrico ha deciso di prendere in gestione l’azienda agricola dei nonni. Da allora il progetto è cresciuto fino a raggiungere circa 16 ettari di terreno, distribuiti tra Silvella di San Vito di Fagagna e Bueriis di Magnano in Riviera.
L’azienda non dispone di dipendenti fissi e durante i periodi di maggiore necessità ricorre a lavoratori stagionali. La produzione comprende ortaggi, cereali e nocciole, con una particolare attenzione alle coltivazioni biologiche e alla vendita diretta. Ortaggi e cereali vengono coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica e l’intero processo produttivo viene seguito direttamente dall’azienda. Tra i prodotti proposti ci sono farine di frumento e farro, orzo e farro decorticato, oltre agli ortaggi freschi e ai prodotti trasformati. Una parte significativa dell’attività è dedicata alle nocciole: circa sei ettari a Bueriis sono destinati a questa coltura, sulla quale Enrico punta per lo sviluppo futuro dell’azienda. Le nocciole vengono proposte anche sotto forma di prodotti trasformati, come nocciole tostate, crema di nocciole e pasta di nocciole pura.
Per Enrico l’agricoltura non significa soltanto produrre, ma anche cercare di preservare le risorse naturali e valorizzare il territorio. La sua idea di sostenibilità parte dalla qualità delle produzioni e arriva alla riduzione degli sprechi. Gli ortaggi che non vengono destinati alla vendita fresca possono infatti diventare sottoli, sottaceti, composte e altri preparati, dando una seconda vita alle produzioni e permettendo di conservarne le caratteristiche nutrizionali. L’obiettivo per i prossimi anni è ancora più ambizioso: riuscire a completare internamente il processo di trasformazione e costruire una filiera sempre più integrata, fino ad arrivare a una nocciola interamente prodotta e lavorata in Friuli. “Bisogna lavorare per lasciare un territorio più ricco a chi verrà domani” è, in sintesi, la filosofia che accompagna il suo progetto imprenditoriale.
Quella di Enrico non è stata una scelta arrivata dopo anni di indecisione. Il legame con il mondo agricolo è nato durante l’infanzia, quando trascorreva il tempo insieme al nonno in stalla. “Ho detto “muu” prima di dire mamma”, racconta con ironia, ricordando quanto presto sia arrivata la sua familiarità con gli animali e con la vita rurale. Anche il percorso scolastico è stato coerente con questa inclinazione. Alle superiori ha frequentato una scuola di agraria a Cividale, costruendo così le basi tecniche necessarie per affrontare un settore che, secondo la sua esperienza, richiede oggi competenze sempre più specialistiche. Fare l’agricoltore significa anche accettare un’organizzazione del lavoro molto diversa da quella di molti altri mestieri. Per Enrico non esistono vere e proprie ferie programmate: la terra e le colture impongono tempi e priorità. “La tua vita diventa il tuo lavoro”, spiega, sottolineando come sia possibile concedersi qualche giorno di pausa, ma difficilmente pianificarlo con largo anticipo. Prima vengono le esigenze dei campi. A rendere ancora più imprevedibile il lavoro agricolo è il clima. Enrico definisce il tempo il suo “socio al 50%”, perché condiziona direttamente le decisioni quotidiane e l’andamento delle coltivazioni. Gli effetti dei cambiamenti climatici sono ormai evidenti anche nella sua attività. Quest’anno, ad esempio, la maturazione delle nocciole è arrivata con circa quindici giorni di anticipo, un ulteriore segnale di come i cicli naturali stiano cambiando. Per chi coltiva la terra, quindi, non resta che osservare, adattarsi e cercare di anticipare le trasformazioni. “La natura non aspetta nessuno”, è il concetto alla base del suo approccio.
Enrico Fabbro rappresenta un modello di imprenditoria agricola giovane, ma fortemente legata alla tradizione. Da una parte ci sono i terreni ereditati dalla famiglia e il sapere trasmesso dal nonno; dall’altra la formazione tecnica, la certificazione biologica, la vendita diretta e l’ambizione di sviluppare una filiera sempre più completa. La sua è una scelta controcorrente, ma anche un progetto preciso: continuare a coltivare il territorio senza consumarlo, migliorando la qualità delle produzioni e creando valore per chi verrà dopo. Per Enrico, in fondo, la terra non è soltanto un luogo in cui lavorare. È un patrimonio da custodire e, possibilmente, da consegnare alle generazioni future in condizioni migliori di quelle in cui lo ha ricevuto.





