Un modello di agricoltura rigenerativa è possibile e l’azienda agricola Costa Digiano lo afferma con forza nelle Marche, tra le colline di Cingoli. Nata su iniziativa di Mirco Lucamarini, maestro e appassionato di enologia, ed Amy Wadman, ex-guida turistica statunitense, la storia dell’azienda inizia con il recupero di un uliveto centenario di Mignola, una rara varietà del territorio, per poi espandersi verso la produzione di vino e l’apicoltura naturale.
La filosofia dei proprietari punta fermamente sul rispetto per l’ambiente, trasformando l’attività produttiva in uno strumento di tutela ecologica. La produzione vinicola, iniziata nel 2016, si è infatti evoluta in un progetto artigianale per la salvaguardia del patrimonio locale, attraverso il recupero di vitigni come Trebbiano, Malvasia e Montepulciano.
Altro elemento distintivo è il legame con i cavalli salvati dal macello o dallo sfruttamento: le tre etichette dell’azienda portano infatti i nomi di Baran, Nina e Tony, che oggi vivono liberi nei terreni della tenuta. Lo stesso approccio è applicato all’apicoltura, che segue metodi non invasivi assecondando il comportamento spontaneo delle api.
Non da ultimo, il BioRefugio di Costa Digiano rappresenta un’importante iniziativa di rinaturalizzazione che mira a sottrarre terreni alle colture intensive e trasformarli in corridoi ecologici. Anche per questo, sui 6 ettari complessivi, porzioni crescenti vengono destinate alla piantumazione di alberi e alla creazione di habitat non frammentati per gli impollinatori e la fauna selvatica.
In conclusione, la visione dell’azienda agricola Costa Digiano è centrata su un’agricoltura che diventa atto di appartenenza, con il fine di ricostruire ecosistemi sani per il mondo a venire.





