Un’Europa più cauta, consapevole ma alle prese con ostacoli concreti. È questo il quadro che emerge dalla quarta edizione dello studio “Climate Goals: winning the challenge of climate goals through the creation of skills and competences worldwide”, promosso dalla Fondazione MAIRE e realizzato in collaborazione con Ipsos Doxa, con il supporto del Gruppo MAIRE.
Presentato presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, il report 2026 analizza in particolare Germania, Paesi Bassi e Polonia, offrendo una fotografia aggiornata della percezione pubblica sulla transizione energetica. L’indagine coinvolge 2.850 cittadini e integra il contributo di 25 esperti in 17 Paesi distribuiti su quattro continenti. “La nostra visione è che non si torna indietro: la transizione energetica è un percorso irreversibile – ha commentato Fabrizio Di Amato, Presidente di MAIRE e della Fondazione – I Paesi di tutto il mondo stanno comprendendo che investire nella transizione energetica è una scelta competitiva, capace di generare nuovi settori industriali, favorire nuove imprese, creare occupazione e rilanciare professioni in declino”. La Germania emerge come il Paese più consapevole, con il 64% degli intervistati che riconosce l’importanza della transizione energetica. Berlino interpreta questo processo come una necessità ambientale e, al contempo, come una trasformazione industriale strategica. Accanto a questa consapevolezza cresce però la percezione delle difficoltà: infrastrutture insufficienti, complessità industriali e tempi di implementazione rappresentano ostacoli concreti. Il modello tedesco si fonda su una governance “tripartita”, in cui politica, imprese e cittadini condividono responsabilità, anche se le aziende private sono sempre più viste come il vero motore operativo del cambiamento.
Un elemento chiave riguarda il capitale umano: la transizione viene percepita come una sfida altamente tecnica, che richiede un rapido aggiornamento delle competenze e la formazione di profili “ibridi”, capaci di unire competenze tecniche e trasversali. Lo studio evidenzia anche un cambiamento più ampio: il baricentro della transizione energetica sembra spostarsi fuori dall’Europa. Germania, Paesi Bassi e Polonia stanno adottando un approccio più misurato, talvolta scettico, soprattutto nella valutazione del rapporto tra costi e benefici. Tale atteggiamento riflette un contesto economico e geopolitico complesso, in cui la sostenibilità deve confrontarsi con competitività industriale, sicurezza energetica e stabilità sociale. “I cambiamenti globali – ha quindi concluso Fabrizio Di Amato – ci spingono a rimanere resilienti e a rimodellare di conseguenza il nostro modello di business”.
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