La transizione energetica e la nuova Enel di Francesco Starace

Francesco Starace

L’Amministratore Delegato di Enel racconta le nuove dinamiche del settore energetico e le strategie della più grande utility in Italia, oggi presente in 31 Paesi nel mondo, con un focus sulle rinnovabili, sulle reti e sul ruolo dell’innovazione tecnologica.

Ingegner Francesco Starace, da poco più di un anno è alla guida di uno degli esempi, nel mondo, dell’industria italiana che funziona. Ci parli della dimensione del gruppo e del processo di internazionalizzazione.

Enel è un esempio di azienda nata in Italia e divenuta oggi uno dei principali operatori integrati nei settori dell’elettricità e del gas a livello globale. Siamo oggi presenti in 31 Paesi, con 96 GW di capacità installata in tutte le tecnologie commercialmente disponibili, 1,9 milioni di chilometri di reti con 61 milioni di clienti connessi e 37 milioni di contatori elettronici, 56 milioni di clienti power e 5 milioni di clienti gas. Enel oggi è la più grande azienda elettrica d’Italia, la prima utility in Europa per numero di clienti e la seconda per capacità installata e margine operativo lordo.
Fino al 1999, Enel era l’azienda monopolista in Italia nel settore elettrico. A seguito della liberalizzazione del mercato, DEnel non poteva più crescere in Italia nel proprio settore di riferimento, e il Gruppo ha avviato una prima fase di diversificazione in business non-core, e poi, a partire dal 2005, con la cessione di Wind, si è focalizzata sul core business, iniziando la propria crescita internazionale. Tra il 2005 e il 2007, Enel ha acquisito la slovacca Slovenske Elektrarne, alcune società di distribuzione in Romania ed è entrata nel mercato russo. Poi, nel 2007, Enel ha acquisito il controllo di Endesa, con l’ingresso in Iberia e Sud America. Attraverso la realizzazione di impianti di generazione rinnovabile, Enel è entrata in ulteriori mercati oltre a quelli in Europa e Sud America, in particolare in Nord e Centro America e, nel 2014, in Sudafrica. Come risultato, il nostro portafoglio oggi è ben bilanciato non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche geografico. Nel 2014, i margini operativi lordi sono stati generati per circa il 40% dall’Italia, per il 20% dall’Iberia, per il 20% dall’America Latina, per l’8% dall’Europa dell’est e per il restante 12% dalle attività legate alle centrali rinnovabili di Enel Green Power presenti nel mondo.

Recentemente abbiamo assistito ad una trasformazione epocale di sistemi di generazioni, con una crescita della capacità rinnovabile installata che ha sorpreso anche i più ottimisti tra gli addetti ai lavori. Che cosa ne pensa di questa trasformazione verso un ricorso sempre più forte alle rinnovabili, visto che fino a poco fa era Amministratore Delegato di Enel Green Power?

Nei passati cento anni, i sistemi di produzione dell’energia elettrica si sono evoluti a seguito di mutamenti caratterizzati, sempre, dallo stesso schema: un’evoluzione tecnologica che rende più competitiva una nuova modalità di produzione: un periodo che possiamo definire di resistenza o incomprensione al cambiamento, un’accelerazione sempre più spinta nella diffusione di nuove tecnologie, che si affiancano a quelle esistente e le sostituiscono man mano che queste ultime diventano obsolete. Negli scorsi anni abbiamo assistito all’ultima di queste cicliche evoluzione, che ha introdotto una radicale trasformazione dei parchi di produzione e che ha colto di sorpresa molte delle utilities europee le quali, negli ultimi cinque anni, hanno preso complessivamente margini per 36 miliardi di euro. In Europa le fonti rinnovabili hanno vista la propria capacità installata raddoppiare negli ultimi sei anni, capacità che, anche in assenza di incentivi, continuerà a crescere, raddoppiando ulteriormente entro il 2030.
Siamo di fronte ad una nuova trasformazione del mix energetico primario: dall’era del carbone, dalla prima rivoluzione industriale fino al ‘900, a quella del petrolio, durata fino agli anni 80, a quella del gas, fino agli anni 2000, fino ad arrivare a quella, presente e futura, delle rinnovabili, che, nei prossimi decenni, arriveranno a spiazzare gli impianti convenzionali

Qual è dunque il futuro della generazione termoelettrica nel nostro paese?

L’Italia, come la maggior parte degli altri Paesi europei, sta vivendo una situazione di eccesso di capacità di generazione, legata sia allo sviluppo delle fonti rinnovabili che alla riduzione della domanda elettrica iniziata con la crisi economica. Questo sta determinando una trasformazione complessiva dell’intero settore elettrico, a partire dalle centrali di generazione tradizionali destinati, in questo contesto, a svolgere sempre più un ruolo di riserva, producendo, quindi, soltanto nei momenti di necessità.
A essere maggiormente penalizzati sono gli impianti termoelettrici più vecchi e meno efficienti, alcuni dei quali non producono da diversi anni, spiazzati, nel nuovo ruolo di capacità di riserva, da altri impianti termoelettrici più moderni, affidabili ed efficienti. Enel ha identificato 23 centrali, che non potrebbero tornare a produrre nemmeno se la domanda elettrica aumentasse notevolmente, avendo esaurito il loro ciclo di vita e la propria funzione. Tuttavia queste centrali rappresentano, per il nostro Paese, un patrimonio industriale, che può essere ancora valorizzato. Per questo motivo abbiamo lanciato, lo scorso aprile, il progetto Futur-E, per identificare, insieme con tutti gli stakeholders, soluzioni sostenibili per salvaguardare non soltanto l’occupazione ma anche, laddove possibile, la vocazione industriale e produttiva dei siti. In generale, per poter far ipotesi realistiche sul futuro della generazione, è necessario che agli investitori vengano forniti dei segnali di lungo periodo, e che venga garantita la libera concorrenza tra tutti gli operatori a livello continentale, attraverso un mercato integrato europeo. Queste condizioni sono indispensabili per favorire gli investimenti necessari a raggiungere la decarbonizzazione dei parchi di generazione, il pieno sviluppo delle fonti rinnovabili e del potenziale dell’efficienza energetica, e garantire la sicurezza del sistema elettrico. Nell’immediato, vista la situazione attuale, è difficile ipotizzare ingenti investimenti in Europa per la realizzazione di nuova capacità di generazione termoelettrica

Non a caso ha dichiarato spesso che, nella sua nuova Enel, le reti avranno un ruolo sempre più importante per la crescita industriale del gruppo..

La strategia di crescita di Enel rappresenta la nostra risposta nazionale alle dinamiche dei mercati a livello globale. Esistono molte opportunità per la creazione di valore, non legate alla realizzazione di nuova capacità di generazione. Opportunità legate alla distribuzione di energia elettrica, alla piena integrazione delle fonti rinnovabili nella rete e nel mercato elettrico, per esempio attraverso l’utilizzo di sistemi di accumulo dell’energia, e all’offerta di nuovi servizi e prodotti al cliente, che sarà sempre più al centro delle nostre strategie.
Le infrastrutture di rete rappresentano, in particolare, uno dei punti di forza di Enel. Siamo la più grande società privata di distribuzione nel mondo, fatta eccezione per i gruppi cinesi, che operano in un contesto completamente diverso dal nostro, e l’Italia rappresenta oggi l’unico sistema al mondo completamente digitalizzato. Tutti questi numeri si traducono in risultati fondamentali per l’intero Gruppo, basti pensare che lo scorso anno le reti hanno generato oltre il 47% del margine operativo lordo di Enel.
In paesi maturi, come in Europa, lo sviluppo di reti intelligenti rappresenta uno strumento necessario per la gestione della generazione distribuita, anche attraverso l’utilizzo di sistemi di accumulo, e per favorire lo sviluppo di servizi innovativi per il cliente, incrementando l’efficienza energetica e promuovendo la diffusione della mobilità elettrica, favorendo la riduzione delle emissioni inquinanti e contribuendo a realizzare le città sostenibili del futuro.
Grazie alla forte crescita demografica e alla domanda di energia in aumento, andremo poi a realizzare nuove infrastrutture di rete in America Latina, per fornire energia a un numero sempre maggiore di clienti. Il tutto senza dimenticare i Paesi emergenti, come ad esempio l’Africa Orientale, nella quale oggi non siamo presenti, ma dove potremo realizzare infrastrutture per fornire energia a milioni di persone che oggi non hanno ancora accesso all’elettricità (un esempio, potrebbe essere il Kenya).
Per tutti questi motivi, nel piano industriale che abbiamo presentato ai mercati lo scorso marzo, abbiamo previsto di allocare il 45% degli investimenti totali, a livello di Gruppo, nelle infrastrutture di rete.

Restando in tema di strategie industriale Ingegner Francesco Starace, qual è per Enel il ruolo della tecnologia e dell’innovazione?

Perseguire e mantenere la leadership tecnologica nei settori in cui Enel opera è un elemento chiave della nostra strategia di business, è dunque essenziale un continuo scouting tecnologico, per garantire la nostra supremazia in questo ambito. Enel è protagonista, a livello italiano e internazionale, di numerose iniziative che hanno l’obiettivo di innovare i meccanismi di distribuzione dell’energia, per portare continui miglioramenti al funzionamento delle reti. L’esempio vuole più evidente è quello del contatore elettronico, con 33 milioni di contatori installati in Italia, tra i primi Paesi al mondo, tra il 2001 e il 2006, e che stiamo esportando anche all’estero nei nostri Paesi di presenza. Le competenze e le tecnologie innovative sviluppate dal Gruppo Enel hanno permesso di realizzare, in varie aeree del mondo, primi progetti di smart city, coniugando in un unico modello urbano tutela dell’ambiente, efficienza energetica e sostenibilità economica. Enel, tra i primi al mondo, ha avviato importanti progetti pilota in Italia: a Genova, l’Aquila, Bari, Cosenza e all’Expo 2015 di Milano, dove abbiamo realizzato il primo esempio di smart city partendo greenfield, utilizzando alcune delle più moderne tecnologie disponibili. Abbiamo progetti smart city anche in Spagna, a Malaga e Barcellona, in Brasile, a Bùzios, e in Cile, a Santiago. Inoltre, il Gruppo Enel è fortemente impegnato con molteplici progetti in diversi Paesi nella realizzazione di una rete di infrastrutture intelligenti per la ricarica di veicoli elettrici, rete innovativa e tecnologicamente avanzata, promuovendo la mobilità sostenibile. Abbiamo diversi progetti pilota di sistemi di accumulo di energia elettrica, in Italia e nel mondo, che hanno lo scopo di identificare le migliori soluzioni per integrare in maniera efficiente la tecnologia eolica e solare con la rete. Per aumentare il nostro vantaggio rispetto ai concorrenti ed arricchire il nostro portafoglio di rinnovabili, Enel Green Power, è costantemente impegnata in attività di ricerca e sviluppo in nuove fonti di generazione, come ad esempio da energia marina: abbiamo realizzato, insieme ad una società italo-inglese, un primo impianto che prevede il test, presso l’isola d’Elba, di una macchina da 200 kW per lo sfruttamento del moto ondoso.
Innoviamo anche in tecnologie rinnovabili già mature, come l’eolico: ne è un esempio il progetto con aereogeneratori progettati in collaborazione con l’architetto Renzo Piano.
In sintesi, l’obiettivo di Enel è sia quello di cogliere le innovazioni tecnologiche offerte dal mercato che quello di sfruttare appiano le proprie tecnologie consolidate, a beneficio e di tutti i paesi in cui siamo presenti.

FONTE: L’Energia Elettrica

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.0/5 (1 vote cast)
La transizione energetica e la nuova Enel di Francesco Starace, 5.0 out of 5 based on 1 rating
You can leave a response, or trackback from your own site.